Frasi di Film Italiani famosi: le 100 più belle e indimenticabili

Frasi di Film Italiani famosi

Il cinema italiano ci ha regalato grandi opere d’arte capaci di farci vivere grandi emozioni attraverso storie intense e profonde che ci restano dentro per sempre.

Di questi film, alcune frasi e battute sono diventate assolutamente di uso comune e parte della nostra cultura popolare.

Ecco quindi le più belle frasi di film italiani famosi, dalle battute più celebri alle più intelligenti su tematiche come la vita, l’amore e tanto altro. Scoprile subito!

Aforismi, citazioni e frasi di film italiani famosi

– Marcello, come here! Hurry up!
– Sì Sylvia, vengo anch’io! Vengo anch’io! Ma sì, ha ragione lei: sto sbagliando tutto! Stiamo sbagliando tutti. Sylvia! Sylvia, ma chi sei?
– Listen!
– Sylvia…

(La dolce vita)

A tutto si rimedia, meno che alla morte.
(Ladri di biciclette)

– Ricordati che devi morire!
– Come?
– Ricordati… che devi morire!
– Va bene…
– Ricordati che devi morire!
– Sì, sì… no… mo’ me lo segno…

(Non ci resta che piangere)

Ricordati, chi picchia per primo picchia due volte.
(I mostri)

– Lei è ignorante?
– Io? Sì.
– Bravo, bravo. Viva l’ignoranza! Tutti così dovrebbero essere. E se ha dei figliuoli, non li mandi a scuola, per carità! Li faccia sguazzare nell’ignoranza.

(Miseria e nobiltà)

Voglio una doooooonnaaaaaa!
(Amarcord)

Per me… La Corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca!
(Il secondo tragico Fantozzi)

– Ehi tu, lo sai che la tua faccia assomiglia a quella di uno che vale 2000 dollari?
– Già, ma tu non assomigli a quello che li incassa.

(Il buono, il brutto, il cattivo)

Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti. Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia. O’ capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu.
(Nuovo cinema paradiso)

È meglio che ti ci abitui da piccolo alle ingiustizie, perché da grande non ti ci abitui più!
(Il vigile)

Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
(Le fate ignoranti)

Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se conti bene non sono neanche tanti giorni. Troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? Perché penso che è passato un altro giorno. Dopo mi commuovo, perché penso che sono solo, un puntino nell’universo. I tramonti, mi piacerebbe vederli con mia madre e con una donna che amo. Invece le notti mi piacerebbe passarle da solo; da solo… magari con una bella troia, che è meglio che da solo.
(Mediterraneo)

Non bevi, non fumi, non sai nemmeno guidare la macchina… ma ti godi la vita tu?
(Il sorpasso)

Guarda quante ce ne sono, oh. Milioni di milioni di milioni di stelle. Ostia ragazzi, io mi domando come cavolo fa a reggersi tutta sta baracca. Perché per noi, così per dire, in fondo è abbastanza facile, devo fare un palazzo: tot mattoni, tot quintali di calce, ma lassù, viva la Madonna, dove le metto le fondamenta, eh? Non son mica coriandoli.
(Amarcord)

La poesia non è di chi la scrive… è di chi gli serve!
(Ovosodo)

Buttare via la propria vita significa farne il migliore degli usi.
(C’eravamo tanto amati)

La libertà è una bella cosa … Peccato che ce ne sia troppa.
(Un borghese piccolo piccolo)

– Quella pallida ma appetibile chi è?
– Mia sorella.
– No, intendo quella a latere con la faccia di baldracca.
– Mia matre.

(L’armata Brancaleone)

La vita è come un ponte: attraversala pure, ma non pensare di costruirci sopra la tua casa.
(Puerto Escondido)

– ‘O famo strano?
– Famolo!

(Viaggi di nozze)

La vita è come un ponte: attraversalo pure, ma non costruirci mai una casa sopra.
(Puerto Escondido)

Uno passa la vita a farsi dire che prima è troppo giovane, poi dopo diventa troppo vecchio… Ci sarà una fase centrale in cui uno deve correre, no?
(Turné)

Ma dico io, adesso che siamo a Milano, vogliamo andare a vedere questo famoso colosseo?
(Totò, Peppino e… la malafemmina)

– Metti le dita così. Sei capace di dire “non posso mangiare il riso” tenendo le dita così?
– Non posso mangiare il riso!
– E allora mangia la merda!

(Salò o le 120 giornate di Sodoma)

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, quello con la pistola è un uomo morto.
(Per un pugno di dollari)

La sua soddisfazione è il nostro miglior premio.
(Vieni avanti cretino)

lo non so niente! Se lo sapessi, ve lo direi! Io sono un vigliacco, lo sanno tutti!
(La grande guerra)

– È tutta la vita che ci fregano con la chitarra e il mandolino: ancora cantano?
– Be’… “Canta che ti passa”, no?
– E a me nun me passa: non è così che passa! Bisogna cambiarle le cose, non cantarci sopra!

(Pane e cioccolata)

Mio nonno mi ha insegnato il segreto per avere una lunga vita: non fare niente che possa accorciarla!
(…Continuavano a chiamarlo Trinità)

Buongiorno Principessa!
(La vita è bella)

Un pezzo, un culo…
(La classe operaia va in paradiso)

La vera miseria è la falsa nobiltà.
(Miseria e nobiltà)

Questa casa non è mai stata così viva come per un funerale. Cento di questi giorni!
(I pugni in tasca)

Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature, non avevo capito, non sapevo… com’è giusto accettarvi, amarvi… e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io… io come sono, non come vorrei essere e non mi fa più paura.
(8½)

Popolo, ma che te sei messo in testa? Ma che vuoi? Vuoi comanna’ te? E chi sei? Sei papa? Sei cardinale? O sei barone? Ma se non sei manco barone chi sei? Sei tutti l’altri! E tutti l’altri chi so’? Rispondi! Rispondi a me, invece di assalta’ i castelli! So’ li avanzi de li papi, de li cardinali, de li baroni, e l’avanzi che so’? So’ monnezza! Popolo, sei ‘na monnezza! E vuoi mette’ bocca?
(Nell’anno del signore)

Tutte le mattine, prima di portare Giovanna al nido, e poi andare a lavorare in ospedale, Susy mi accompagna al lavoro in macchina. E tutte le mattine, che piova o ci sia il sole, lei mi dice la stessa identica cosa: “sei sempre più bello”. E io vado a lavorare contento. Chi lo sa, forse sono rincorbellito del tutto, o forse sono felice… a parte quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico…
(Ovosodo)

Giù la testa, coglione.
(Giù la testa)

Finirà, Pina, finirà. E tornerà pure la primavera. E sarà più bella delle altre, perché saremo liberi.
(Roma città aperta)

– Quando c’è l’amore c’è tutto.
– No, chell’ è ‘a salute!

(Ricomincio da tre)

Toglimi una curiosità, tuo zio è sempre morto?
(Fermo con le mani)

Il Messico è una delle pattumiere degli Stati Uniti. Tutti i loro rifiuti, le cose che non gli servono più, vengono a finire qui. Allora, quando anche i messicani non li vogliono più, io li riprendo e li rivendo agli americani. E loro non se ne accorgono, questa è la cosa bella. Hai capito? Questi li hanno comprati anni fa, li ricomprano al prezzo triplo, e sono contenti!
(Puerto Escondido)

Forse, gli amori migliori son proprio questi: quelli che sembra che possa succedere chissà che, e poi invece non succede nulla.
(I laureati)

Tutto sto casino per un gamba che il mio falegname con 30 mila lire la faceva meglio…
(Tre uomini e una gamba)

– Io sono ignorante, ma ho letto qualche libro. Tu non ci crederai, ma tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco, prendi quel sasso li, per esempio.
– Quale?
– Questo… Uno qualunque… Be’, anche questo serve a qualcosa: anche questo sassetto.
– E a cosa serve?
– Serve… Ma che ne so io? Se lo sapessi, sai chi sarei?
– Chi?
– Il Padreterno, che sa tutto: quando nasci, quando muori. E chi può saperlo? No, non so a cosa serve questo sasso io, ma a qualcosa deve servire. Perché se questo è inutile, allora è inutile tutto: anche le stelle. E anche tu, anche tu servi a qualcosa, con la tu’ testa di carciofo.

(La strada)

Credevamo di cambiare il mondo invece il mondo ha cambiato a noi.
(C’eravamo tanto amati)

Tu sei tutto, Sylvia! Ma lo sai che sei tutto, eh? You are everything, everything! Tu sei la prima donna del primo giorno della creazione. Sei la madre, la sorella, l’amante, l’amica, l’angelo, il diavolo, la terra, la casa… ah, ecco cosa sei, la casa!
(La dolce vita)

Il vino bianco lo voglio gelato. E sappia Gennarino, che Brèžnev anche lui il vino lo vuole gelato e se lei glielo porta caldo, la manda in Siberia. Capito? Caro compagno.
(Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto)

Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr’otto. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.
(Il Gattopardo)

A noi ci ha rovinato il Cristianesimo, intendo dire come cultura. Una volta avevamo le terme, i massaggi. Adesso che abbiamo? Le pizzerie. Io quasi quasi chiudo col ramo auto usate, entro nel ramo bagni turchi: qui il grano è matematico.
(Marrakech Express)

I reumatismi sono sintomi di ricchezza. Il giovanotto bellino che ti balla lo ye-ye non ha fabbriche, tesoro mio.
(Io la conoscevo bene)

Vincenzo m’è padre a me.
(Miseria e Nobiltà)

Evviv’ la mucca e che Dio la beneducca!
(Eccezzziunale… veramente)

Ha più corna lui che un paniere di lumache.
(Il bell’Antonio)

Non è difficile morire bene. Difficile è vivere bene.
(Roma città aperta)

No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: “Michele vieni di là con noi, dai”, e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera.
(Ecce Bombo)

Sono un uomo di mondo: ho fatto tre anni di militare a Cuneo.
(Totò a colori)

La felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno.
(8½)

Io non rubo, integro. D’altra parte in Italia chi è che non integra?
(Fifa e arena)

Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti.
(Palombella rossa)

– Punto, punto e virgola, un punto e un punto e virgola.
– Troppa roba!
– Lascia fare! Che dicono che noi siamo provinciali, che siamo tirati.

(Totò, Peppino e… la malafemmina)

Hai troppo sole, poco sole, cos’è che vuoi?? Più acqua, meno acqua?? Perché non parli!? Rispondi!
(Bianca)

– E chi è il cane di Mustafà?
– Quello che lo stà a pià ‘nder culo e dice che stà a scopà!

(Squadra Antitruffa)

– E il cane? Dov’è?
– Ancora paura del cane? Glielo ho detto è tranquillo! L’ho fatto anche castrare!
– Ma signora ma io il cane non ho mica paura che mi inculi eh… Ho paura che mi morda!

(Grandi magazzini)

Ricordatelo sempre: nel dubbio, scopatela!
(Profumo di donna)

Ma lassù l’Onnipotente, guarda, tace e face niente?
(Brancaleone alle crociate)

Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla.
(La leggenda del pianista sull’oceano)

In città mangiamo in un modo diverso, più pratico, più vitaminico, anzi adesso ti devo salutare che devo andare a preparare il pranzo. Ecco qua tavolo ribaltabile, taacc! Sedia rotante, tac! Posto per commensali che non ci sono, taaac! Tovaglia a metro, taaac! Piatto fabriano, tovagliolo extra strong, bicchiere di plastica, vino cartonato, taac! Spaghetti pronto uso, contorno surgelato e taaac! Tonno e grissini per tagliarlo, tac!
(Il ragazzo di campagna)

Ma dimmelo, come fate voialtri laggiù a sceglierne una. A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
(La leggenda del pianista sull’oceano)

Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi.
(Il buono, il brutto, il cattivo)

– Cosa hai fatto per tutto questo tempo?
– Sono andato a letto presto.

(C’era una volta in America)

Quando un forestiero viene al sud piange due volte, quando arriva e quando parte.
(Benvenuti al sud)

Signore si nasce, e io lo nacqui, modestamente!
(Signori si nasce)

Le donne… Sai cosa ti dico? Chi le ha create… Dio deve essere proprio un genio. I capelli, i capelli sono tutto, lo sai? Hai mai affondato il naso in una montagna di capelli sognando di addormentartici sopra? O le labbra: quando toccano le tue è come il primo sorso di vino dopo che hai attraversato il deserto… Le tette, belle tettone, tettine, capezzoli, capezzoli che ti puntano addosso come baionette innestate… E le gambe, non importa che siano colonne greche o gambe di pianoforte: è quel che c’è in mezzo, il passaporto per il Paradiso.
(Profumo di donna)

Mi dispiace, ma io so io… e voi non siete un cazzo!
(Il marchese del Grillo)

Mentre i cinque della difesa vanno avanti, i cinque attaccanti retrocedono, e così viceversa. Allora la gente pensa: «Ma quelli che c’hanno cinque giocatori in più?» Invece no, perché mentre i cinque vanno avanti, gli altri cinque vanno indietro, e durante questa confusione generale le squadre avversario si diranno: “Ah! Ah! Che cosa sta succedendo?”. E non ci capiscono niente.
(L’allenatore nel Pallone)

La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso più di perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.
(La grande bellezza)

– Sono sempre i più meglio che se ne vanno.
– Eh, è la vita: oggi a te, domani a lui.

(I soliti ignoti)

Ma quanto costano le banane a Palermo?
(Johnny Stecchino)

Maccarone … m’hai provocato e io te distruggo adesso, maccarone! Io me te magno!
(Un americano a Roma)

Vojo morì co’ tutto l’oro addosso, come i faraoni!
(Accattone)

E così domani ti sposi? Sì, ma niente di serio.
(Tre uomini e una gamba)

A Robe’, che te frega delle tristezze. Lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è. È quella che uno c’ha giorno per giorno… Fino a quando schiatta, si capisce.
(Il Sorpasso)

Lavoratoriiii! Prrrrr! Lavoratori della maltaaa! Prrrrr!”
(I Vitelloni)

Quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito “il vortice della mondanità”. Ma io non volevo essere semplicemente un mondano. Volevo diventare il re dei mondani, e ci sono riuscito. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire.
(La grande Bellezza)

Noi vogliamo sapere, per andare, dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare? Sa è una semplice informazione.
(Totò, Peppino e la malafemmina)

Io, Pina, ho una caratteristica: loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile, e sai perché? Perché sono il più grande “perditore” di tutti i tempi. Ho perso sempre tutto: due guerre mondiali, un impero coloniale, otto – dico otto! – campionati mondiali di calcio consecutivi, capacità d’acquisto della lira, fiducia in chi mi governa… e la testa, per un mostr… per una donna come te.
(Fantozzi contro tutti)

E anche questo Natale… se lo semo levato dalle palle!
(Vacanze di Natale)

– A Ventice’, si nun scappa fori la valigia so’ uccelli aspri.
– Tze Tze Tze, e che vor dì a ispetto’?
– Che so’ cazzi amari!

(Delitto sull’autostrada)

Vedi ragazzo… ci sono due cose per cui vale la pena di vivere… al primo posto c’è la figa, ma al secondo posto, seppur con grande distacco, c’è la Ferrari…
(Profumo di donna)

– Siamo invecchiati, siamo inaciditi, siamo disonesti nel nostro lavoro. Gridavamo cose orrende, violentissime, nei nostri cortei, e ora guarda come siamo tutti imbruttiti!
– Voi gridavate cose orrende e violentissime, e voi siete imbruttiti. Io gridavo cose giuste e ora sono uno splendido quarantenne.

(Caro Diario)

La parola d’ordine è sempre la stessa: viuuulenza!
(Eccezzziunale… veramente)

“A” come atrocità, doppia “T” come terremoto e traggedia, “I” come ira di Dio, “L” come lago di sancue e “A” come adesso vengo e ti sfascio le corna!
(Attila, Flagello di Dio)

– Chi è ‘sta cicciona?
– Mia madre.
– Perbacco! Bella donna!

(Il sorpasso)

Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!
(Non ci resta che piangere)

I giorni indimenticabili della vita d’un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno solo volume.
(I laureati)

Magda tu mi ami? Vedi che la cosa è reciproca?
(Bianco Rosso e Verdone)

Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.
(Ecce Bombo)

A noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà.
(Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto)

– Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss…ja..
– Eh, ma bisogna che parliate l’italiano, perché io non vi capisco.
– Parla italiano? Parla italiano! Complimenti! Bravo!

(Totò, Peppino e… la malafemmina)

– Dobbiamo far capire di essere due scienziati, dobbiamo dire cose intelligenti… Capito? Andiamo…
– Ma nove per nove farà ottantuno?

(Non ci resta che piangere)

Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, che non so’ venuto… Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro, troppo diversi.
(Pensavo fosse amore… invece era un calesse)

Antani, blinda la supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra?
(Amici miei)

Sono piena di vizi. Ma senza praticarne nessuno.
(La notte)

Sta mano po esse fero o po esse piuma: oggi è stata ‘na piuma.
(Bianco, Rosso e Verdone)

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