Poesie sulla Befana, sui Re Magi e sull’Epifania: le 25 più belle

Poesie sulla Befana, sui Re Magi e sull'Epifania

Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, è una data molto speciale che segna da un lato l’arrivo dei Re Magi davanti a Gesù e dall’altro la notte della Befana che porta doni ai bambini.

Una festa che è quindi un mix di antiche tradizioni che ha ispirato molti poeti famosi particolarmente sensibili alla spiritualità e alla magia dell’infanzia.

Qui di seguito le più belle, famose e divertenti poesie sulla Befana, sui Re Magi e sull’Epifania perfette per i bambini della scuola primaria e per riportare gli adulti all’infanzia. Scoprile subito!

Poesie sulla Befana, sui Re Magi e sull’Epifania

Alla Befana
(Gianni Rodari)
Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.

Viene, piano, la Befana
(Arpalice Cuman Pertile)
Fate nanna, piccolini,
nei lettini
bianchi e belli come panna;
fate nanna!
Dal castello delle fate,
ch’è lassù, lontan lontano
fra le nevi immacolate,
al camino vien, pian piano
la Befana, ricca e buona,
che vi dona
cavallucci, bamboline
e balocchi senza fine.
Glieli porta l’asinello,
forte e bello,
che le orecchie ha lunghe assai:
se vi sente, o bimbi, guai!
Fate nanna, piccolini,
nei lettini
bianchi e belli come panna;
fate nanna!

I tre santi Re Magi
(Heinrich Heine)
I tre santi Re Magi dall’Oriente
Chiedono in ogni piccola città:
“Cari ragazzi e giovinette, dite,
la strada per Betlemme è per di qua? ”
Ma i giovani ed i vecchi non lo sanno
E i tre Re Magi sempre avanti vanno;
ma una cometa d’oro li conduce
che lassù chiara e amabile riluce.
La stella sulla casa di Giuseppe
Ecco s’arresta: là devono entrare.
Il bovetto muggisce, il bimbo strilla,
e i tre Re Magi prendono a cantare.

I Re Magi
(Gabriele D’Annunzio)
Una luce vermiglia
risplende ne la pia notte
e si spande via
per miglia e miglia.
“O nova meraviglia!
O fiore di Maria!”.
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano, tra il fischiare del vento
per le forre,
i biondi angeli in coro:
ed ecco Baldassarre
e Gaspare e Melchiorre
con mirra, incenso e oro.

La Befana
(Guido Gozzano)
Discesi dal lettino
son là presso il camino,
grandi occhi estasiati,
i bimbi affaccendati
a metter la scarpetta
che invita la Vecchietta
a portar chicche e doni
per tutti i bimbi buoni.
Ognun, chiudendo gli occhi,
sogna dolci e balocchi;
e Dori, il più piccino,
accosta il suo visino
alla grande vetrata,
per veder la sfilata
dei Magi, su nel cielo,
nella notte di gelo.
Quelli passano intanto
nel lor gemmato manto,
e li guida una stella
nel cielo, la più bella.
Che visione incantata
nella notte stellata!
E la vedono i bimbi,
come vedono i nimbi
degli angeli festanti
ne’ lor candidi ammanti.
Bambini! Gioia e vita
son la vision sentita
nel loro piccolo cuore
ignaro del dolore.

La Befana
(Piero Calamandrei)
Vien da lontano, per le vie nevose,
lascia giù, al cancello del giardino,
il somarello, e tra le sue calzette
una ne sceglie per ciascun bambino
e gliela porta: e sal dritta e sicura
per ogni stanza, sia pur chiusa e scura.
In ogni stanza di bambini buoni
entra pian piano, e il loro sonno spia:
e ai piedi del lettino lascia i suoi doni.

La Befana
(Giovanni Pascoli)
Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccio leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

Quanto manca a Betlemme?
(Frances Chersteron)
Quanto manca a Betlemme?
Siete quasi alla meta.
Troveremo una stalla
sotto una stella cometa?
Il bimbo appena nato
potremo visitare?
Levando il chiavistello
ci lasceranno entrare?
L’asino, il bue, le pecore potremo accarezzare?
Gesù Bambino che dorme potremo contemplare?
Se lo accarezzeremo si sveglierà?
Saprà che siam venuti apposta fino qua?
I Re ricchi doni
e noi invece nulla,
solo sorrisi e lacrime offriamo alla tua culla.
Per tutti i bimbi stanchi pianger Maria dovrà.
Disteso sulla paglia il bimbo dorme già.
Dio in braccio alla madre,
bambini nel capanno
dormono come dorme chi ha il cuore senza affanno!

La Cometa
(Gianni Rodari)
Sono la Cometa
di Natale.
Ardo nel firmamento;
illumino i presepi;
riposo sulle punte degli abeti;
prometto pace alla terra
e doni ai bimbi buoni.
Ma voi mi fate certe confusioni!
Perchè, con tutta la vostra scienza,
non avete ancora scoperto
che di bimbi cattivi non ce n’è?

Epifania
(Angiolo Silvio Notaro)
Pastorelli, pastorelli,
con in braccio la cornamusa
e gioia sul viso diffusa,
dove andate così snelli?
Udiste forse qualche nuova
che il cuore vi muova?
E voi Re Magi dalla rossa sella
che camminate dietro la stella,
portando un sacco di doni,
e parete così buoni
con la barba e l’occhio mite,
chi cercate? Dite, dite,
e i tesori a chi li offrite?
Oh, se andate a Betlemme
con quel corteo di gemme
deh, pigliatemi con voi!
Ch’io lo veda il fanciullino
fasciato nel pannolino,
tra l’asino e il bue suoi,
che gli fiatano vicino!

Voglio fare un regalo alla Befana
(Gianni Rodari)
La Befana, cara vecchietta,
va all’antica, senza fretta.
Non prende mica l’aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina
della sua scopa di saggina:bef
è così che poi succede
che la Befana… non si vede!
Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!
Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto…
Un po’ di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!

La stella
(Edmond Rostand)
Perdettero la stella un giorno.
Come si fa a perdere
la stella? Per averla troppo a lungo fissata…
I due re bianchi,
ch’erano due sapienti di Caldea,
tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone.
Si misero a calcolare, si grattarono il mento…
Ma la stella era svanita come svanisce un’idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete d’essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.
Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
si disse: “Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali”
E mentre sosteneva il suo secchio per l’ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d’oro che danzava in silenzio.

Alla Befana
(Sandro Baganzani)
Befana sicuro con lo scialle di lana
e la cuffia
a cavallo di un raggio di luna
arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
dal paese dove le piante
sono cariche sempre di verzura
dentro i giocondi orti,
per portare i tuoi doni
ai fanciulli più buoni.
A me, cosa mi porti?
Giocattoli strani, dorate delizie,
datteri, dolci è il tuo carico.
Per i camini versi
le ceste ricolme,
ricolmi le calze
sospese sul davanzale.
Hai le ale per volare dove vuoi.
Ma se puoi
fammi ancora camminare
in letizia tranquilla
lungo le campestri vie,
ch’io mi commuova, se squilla
un richiamo di avemarie:
ch’io pieghi i ginocchi davanti
il dolcissimo riso
di Colei che non mente.
Ch’io ami le viole selvatiche
la tristezza dei tramonti,
l’odore paesano
delle corti sui miei monti.
E così,
fortemente amando
invecchiare fammi,
ma accanto ch’io senta
all’unisono il cuore palpitare
di colei che è eternamente giovine.
Befana,
che arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
sai bene come si chiama
la mia “Non conosciuta amante”!

I re Magi
(Emilio Praga)
I bei vegliardi dallo scettro d’oro
che per la neve, sotto il cielo sereno,
sostar sommessi alla mia porta udia
la notte della santa Epifania.
O son morti di freddo o son malati
nei paesi del sole.
I bei vegliardi dallo scettro d’oro!

Canzone dell’Epifania
(Angiolo Silvio Novaro)
Pastorelli pastorelli
Che passate prati e ruscelli
Con in braccio la cornamusa
E gioia sul viso diffusa,
Dove andate così snelli?
Udiste forse qualche dolce nuova
Che il cuore vi muova?
E voi re magi dalla ricca sella
Che camminate dietro la stella
Portando un sacco di doni,
E parete così buoni
Con la barba e l’occhio mite,
Chi cercate? Dite, dite,
E i tesori a chi gli offrite?
Oh se andate a Betlemme
Con quel carico di gemme
Deh pigliatemi con voi!
Ch’io lo veda il Fanciullino
Fasciato nel pannolino
Tra l’asino e il bue suoi
Che gli fumano vicino!
Dentro l’umile capanna
Con la Vergine Maria
Sant’Elisabetta e Sant’Anna
San Giuseppe e Zaccaria
Inginocchiato io stia
Contemplando il buon Gesù
Custodito da lassù!
Mentre voi cari pastori
Soffiate negli otri sonori,
E voi serviti dai valletti mori
Aprite, re magi, i tesori,
Devotamente io l’adori;
E piegato a lui leggiero
Gli abbandoni il cuore intero!

Epifania
(Francis Jammes)
Non ho come i magi
che sono dipinti sulle immagini
dell’oro da recarti.
Dammi la tua povertà.
Non ho neppure, Signore,
la mirra dal buon profumo
né l’incenso in tuo onore.
Figlio mio, dammi il tuo cuore.

La Befana di Appennino
(Ceccardo Roccatagliata Ceccardi)
Quatta, quatta – la Befana
questa notte
esce fuor da le sue grotte
d’Appennino;
un cestello
un gomitolo di lana
tra le mani
e una canna con l’uncino.
Non son grotte, ove s’appiatta
lungo l’anno
la Befana;
questo è inganno d’occhi umani:
ma un ostello,
ma è un castello
giù, cavato dentro il dosso:
un palazzo,
– colonnato, –
giallo e rosso;
di topazio e di rubino.
Fuor seduta la vecchietta
l’aria scruta e l’ora aspetta.
(Van le stelle
con lor greggi
da l’argentee campanelle
per i piani,
su, del cielo,
tra cui pare che si scheggi
senza un velo,
con il dosso cenerino
l’Appennino).
– L’ora! L’ora: –
mezzanotte! scocca ancora,
e già trae fuor di sua tasca
lesta lesta,
la Befana,
l’asinello,
bigio e nero,
che vi dorme un anno intero.
E a feltrargli i pie’ s’appresta
muta, astuta
col gomitol de la lana
perché in aria
non echeggi
e in strepiti vaneggi
ripetuta
la sua pesta
solitaria.
Poi appende a l’asinello
con un nastro,
d’oro fino,
un arguto campanello
che giù prende
con la canna da l’uncino
piano, piano,
allungando un po’ la mano
ad un astro,
più vicino,
sporta su da l’Appennino.

Natale sulla Terra
(Arthur Rimbaud)
Dallo stesso deserto, nella stessa notte,
sempre i miei occhi stanchi si destano
alla stella d’argento, sempre,
senza che si commuovano
i Re della vita, i tre magi,
cuore, anima, spirito.
Quando ce ne andremo di là
dalle rive e dai monti,
a salutare la nascita del nuovo lavoro,
la saggezza nuova,
la fuga dei tiranni e dei demoni,
la fine della superstizione,
ad adorare – per primi! –
Natale sulla terra.

L’inverno
(Arpalice Cuman Pertile)
Non mi piaci, o freddo inverno,
che ci tieni qua in prigione,
dove il giorno sembra eterno:
fuggi, perfida stagione!
Senza i fiori e la verzura
sembra morta la natura.
Più non canta il vago uccello,
trema e soffre il poverello.
Ma la mamma sa le fole
e ci chiama intorno a sé
con le magiche parole:
“Una volta c’era un Re…”.
Poi ritornano il Natale,
la Befana, il Carnevale;
ognun d’essi reca un dono:
freddo inverno, ti perdono!

Adoriamo il Messia
(Lucrezia Tornabuoni De’ Medici)
Venite, angioli santi,
e venite suonando;
venite tutti quanti,
Gesù Cristo laudando
e la gloria cantando
con dolce melodia.
Ecco ‘l Messia.
Pastor, pien di ventura
che state qui a vegghiare,
non abbiate paura:
sentite voi cantare?
Correte ad adorare
Gesù con mente pia.
Ecco ‘l Messia.
Vo ‘l troverete nato
tra ‘l bue e l’asinello,
in vil panni fasciato
e già non ha mantello:
ginocchiatevi a quello
ed a santa Maria.
Ecco ‘l Messia.
E’ Magi son venuti,
da la stella guidati,
coi lor ricchi tributi,
in terra ginocchiati
e molto consolati,
adorando il Messia,
e la Madre Maria.

Stellina, dove vai?
(Arpalice Cuman Pertile)
Lucente e senza vel
brillò una stella in ciel.
La notte di Natale
la stella mise l’ale.
Le pecore la videro
ed i pastor le chiesero:
“Stellina, dove vai?
Stellina, dì, che fai?”.
La stella camminò,
sicura li guidò.
“Stellina, cosa c’è?
Racconta dunque a me”.
Là c’era una capanna;
sentiron: “Ninna nanna”
e videro un bambino
ignudo e piccolino.
In un presepe stava,
la madre lo cullava.
Un canto si sentì
che disse allor così:
“Sia pace e non più guerra,
sia pace sulla terra!”.
I candidi pastor
parlarono fra lor.
Promisero d’amarsi.
Promiser d’aiutarsi.
La notte di Natale
la stella mette l’ale:
presepi piccolini
compongono i bambini,
ed ecco tornar fuori
le pecore e i pastori.
“Stellina, cosa c’è?
Racconta dunque a me”.
Ancora s’ode il canto
che al cuore piace tanto:
“Sia pace sulla terra,
sia pace e non più guerra!”.

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