Poesie sull’Inverno: le 15 più belle e romantiche

Poesie sull'Inverno

L’inverno è la stagione più fredda dell’anno in cui il tempo sembra un po’ fermarsi nell’attesa della più mite primavera.

Eppure l’inverno sa anche regalarci sensazioni magiche, colori incantati, serate intorno al fuoco e palle di neve.

Qui di seguito le più belle poesie sull’inverno che ne raccontano le sensazioni e le immagini più suggestive da farci venire i brividi. Eccole!

Poesie sull’inverno

Inverno
(Antonia Pozzi)
Fili neri di pioppi
fili neri di nubi
sul cielo rosso
e questa prima erba
libera dalla neve
chiara
che fa pensare alla primavera
e guardare
se ad una svolta
nascono le primule.
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri,
la nebbia addormenta i fossati,
un lento pallore devasta
i dolori del cielo.
Scende la notte,
nessun fiore è nato
è inverno, anima
è inverno.

Tedio Invernale
(Giosuè Carducci)
Ma ci fu dunque un giorno
su questa, terra il sole?
Ci fùr rose e viole,
luce, sorriso, ardor?
Ma ci fu dunque un giorno
la dolce giovinezza
la gloria e la bellezza
fede, virtude, amor?
Ciò forse avvenne ai tempi
d’Omero e di Valmichi,
ma quei son tempi antichi,
il sole or non è più.
E questa ov’io m’avvolgo
nebbia di verno immondo
è cenere d’un mondo
che forse un giorno fu.

Soffia, soffia, vento d’inverno
(William Shakespeare)
Soffia, soffia, vento invernale
tu non sei così crudele
come l’ingratitudine dell’animo umano;
non è sì affilato il tuo dente
proprio perché nessuno t’ha visto,
anche se hai rude il respiro.
Ehi-oh, canta, ehi-oh al verde agrifoglio
se fingendo maggiore amicizia,
fu amorevole mera follia
allora, ehi-oh, agrifoglio!
Molto allegra è davver questa vita.
Raggela, raggela l’amaro tuo cielo
che non punge perché sì vicino,
giacché immemore d’ogni vantaggio
fai tu corrugare le acque,
la tua fitta non è tanto acuta
che un amico non la ricordò.
Ehi-oh, canta, ehi-oh al verde agrifoglio.
Se fingendo maggiore amicizia
fu amorevole mera follia,
allora, ehi-oh agrifoglio;
molto allegra è davver questa vita.

Inverno
(Umberto Saba)
È notte, inverno rovinoso. Un poco
sollevi le tendine, e guardi. Vibrano
i tuoi capelli selvaggi, la gioia
ti dilata improvvisa l’occhio nero;
che quello che hai veduto – era un’immagine
della fine del mondo – ti conforta
l’intimo cuore, lo fa caldo e pago.
Un uomo si avventura per un lago
di ghiaccio, sotto una lampada storta.

Sognato per l’inverno
(Arthur Rimbaud)
A*** Lei,
D’inverno, andremo in un piccolo vagone rosa
Con i cuscini blu.
Staremo bene. Un nido di folli baci riposa
In ogni morbido cantuccio.
Chiuderai gli occhi, per non veder, dal finestrino,
Le ombre della sera ghignare,
Quelle arcigne mostruosità, plebaglia
Di neri demoni e neri lupi.
Poi ti sentirai la guancia graffiata…
Un piccolo bacio, come un ragno impazzito,
Ti correrà sul collo…
E mi dirai “Cerca!” chinando la testa,
– E perderemo tempo a cercare quella bestia
– Che viaggia tanto…

Stiano alti tutto l’inverno
(Fëdor Ivanovič Tjutčev)
Stiano alti tutto l’inverno
i pini e gli abeti,
e di neve e bufere
dormano avvolti.
Il loro scarno verde,
come gli aghi di un riccio,
se mai non ingiallisce,
pure non è mai fresco.
Noi popolo lieve,
pure fioriamo e splendiamo
e solo per breve tempo
siamo ospiti dei rami.

Stelle d’inverno
(Sara Teasdale)
Sono uscita di notte, da sola;
Il sangue giovane che scorreva al di là del mare
Sembrava aver infradiciato le ali del mio spirito –
Duramente sopportavo il mio dolore.
Ma quando ho sollevato la testa
Dalle ombre tremanti sulla neve,
Ho visto Orione, verso est,
Brillare costante come un tempo.
Dalle finestre della casa di mio padre,
Sognando i miei sogni nelle notti d’inverno,
Guardavo Orione quand’ero bambina
Al di sopra delle luci di un’altra città.
Passano gli anni, passano i sogni, passa anche la giovinezza
Il cuore del mondo sotto il peso delle sue guerre si spezza,
Tutto è cambiato, tranne, verso est,
La fedele bellezza delle stelle.

Sole d’inverno
(Giosuè Carducci)
Nel solitario verno de l’anima
spunta la dolce imagine,
e tocche frangonsi tosto le nuvole
de la tristezza e sfumano.
Già di cerulea gioia rinnovasi
ogni pensiero: fremere
sentomi d’intima vita gli spiriti:
il gelo inerte fendesi.
Già de’ fantasimi dal mobil vertice
spiccian gli affetti memori,
scendon con rivoli freschi di lacrime
giú per l’ombra del tedio.
Scendon con murmuri che a gli antri chiamano
echi d’amor superstiti
e con letizia d’acque che a’ margini
sonni di fiori svegliano.
Scendono, e in limpido fiume dilagano,
ove le rive e gli alberi
e i colli e il tremulo riso de l’aere
specchiasi vasto e placido.
Tu su la nubila cima de l’essere,
tu sali, o dolce imagine;
e sotto il candido raggio devolvere
miri il fiume de l’anima.

Languore d’inverno
(Matsuo Bashō)
Languore d’inverno:
nel mondo di un solo colore
il suono del vento.

Il pupazzo di neve
(Jacques Prévert)
Nella notte dell’inverno,
galoppa un grande uomo bianco.
È un pupazzo di neve
con un pipa di legno
un grande pupazzo di neve
perseguitato dal freddo.
In una piccola casa
entra senza bussare
e per riscaldarsi
si siede sulla stufa rovente
e sparisce d’un tratto
lasciando solo lo sua pipa
in mezzo ad una pozza d’acqua
ed il suo vecchio cappello.

L’odore dell’inverno
(Anton Čechov)
Il tempo dapprincipio fu bello,
calmo. Schiamazzavano i
tordi, e nelle paludi qualcosa di vivo
faceva un brusio, come se
soffiasse in una bottiglia vuota.
Passò a volo una beccaccia e
nell’aria con allegri rimbombi.
Ma quando nel bosco si fece
buio e soffiò da oriente un vento
freddo e penetrante, tutto tacque.
Sulle pozzanghere si allungarono
degli aghetti di ghiaccio.
Il bosco divenne squallido, solitario.
Si sentì l’odore dell’inverno.

Inverno lungo
(Antonia Pozzi)
Per un raggio di sole non è
lo sgelo.
Ancora l’intrico pallido
delle ombre
è l’unico ornamento della terra
sotto gli alberi nudi.
In Norvegia ora sul ghiaccio
danzano i bimbi, vestiti
di panno rosso;
con le lame dei pattini disegnano
fiori d’argento
su quella che fu
acqua oscura.

Inverno
(Giuseppe Ungaretti)
Come un seme il mio animo ha bisogno del lavoro nascosto di questa stagione.

Sole d’inverno
(Antonio Machado)
È mezzogiorno. Un parco.
Inverno. Bianchi viottoli;
monticelli simmetrici
e scheletrici rami.
Dentro la serra
aranci nei vasi,
e nella botte, dipinta
di verde. la palma.
Dice un vecchietto,
fra il vecchio se stesso:
Il sole questa bellezza
di sole! I bimbi giocano.
L’acqua della fontana
scivola, scorre e sugna
lambendo, quasi muta,
la verdognola pietra.

Il cielo è basso
(Emily Dickinson)
Il cielo è basso, le nuvole a mezz’aria,
un fiocco di neve vagabondo
fra scavalcare una tettoia o una viottola
non sa decidersi.
Un vento meschino tutto il giorno si lagna
di come qualcuno l’ha trattato;
la natura, come noi, si lascia talvolta sorprendere
senza il suo diadema.

L’inverno
(Arpalice Cuman Pertile)
Non mi piaci, o freddo inverno,
che ci tieni qua in prigione,
dove il giorno sembra eterno:
fuggi, perfida stagione!
Senza i fiori e la verzura
sembra morta la natura.
Più non canta il vago uccello,
trema e soffre il poverello.
Ma la mamma sa le fole
e ci chiama intorno a sé
con le magiche parole:
“Una volta c’era un Re…”.
Poi ritornano il Natale,
la Befana, il Carnevale;
ognun d’essi reca un dono:
freddo inverno, ti perdono!

Nel mezzo di un gelido inverno
(Christina Rossetti)
Nel mezzo di un gelido inverno
Il vento gelato portava lamenti,
La terra era dura come il ferro,
L’acqua come una pietra;
La neve era caduta,
Neve su neve,
Nel mezzo di un gelido inverno,
Molto tempo fa
Nostro Dio, il paradiso non può trattenerlo,
Né la terra sorreggerlo;
Il cielo e la terra fuggiranno
Quando verrà il suo Regno;
Nel mezzo di un gelido inverno
Una stalla fù sufficiente
Per il Signore Dio incarnato,
Gesù Cristo.
Bastò per lui, che i cherubini
lo adorassero notte e giorno
Un seno pieno di latte
E una mangiatoia piena di fieno.
Bastò per lui, che angeli
caduti in passato,
Il bue, l’asino e il cammello
lo adorassero.
Angeli ed arcangeli
erano tutti lì riuniti,
Cherubini e serafini
Affollavano l’aria
Ma solo sua madre
Nella sua fanciulla beatitudine,
Adorò l’amato
Con un bacio.
Cosa posso dargli,
Povera come sono?
Se fossi un pastore
Porterei un agnello,
Se fossi un Magio
Farei la mia parte,
Ecco cosa posso dargli —
Gli dono il mio cuore

Il gatto inverno
(Gianni Rodari)
Ai vetri della scuola stamattina
l’inverno strofina
la sua schiena nuvolosa
come un vecchio gatto grigio:
con la nebbia fa i giochi di prestigio,
e le case fa sparire
e ricomparire;
con le zampe di neve imbianca il suolo
e per coda ha un ghiacciuolo…
Sì, signora maestra,
mi sono un po’ distratto:
ma per forza con quel gatto,
con l’inverno alla finestra
che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta
per allegri sentieri.
Invano io li richiamo:
si saranno impigliati
in qualche ramo spoglio;
o per dolce imbroglio, chiotti, chiotti,
fingon d’essere merli e passerotti.

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