Frasi di Don Tonino Bello: le 25 più belle e famose (con immagini)

Frasi di Don Tonino Bello

Antonio Bello, conosciuto generalmente come don Tonino, è stato un vescovo di origine pugliese che si è particolarmente distinto per la sua grande attenzione verso i più bisognosi e per il suo impegno contro ogni forma di guerra.

Dichiarato “venerabile” nel 2021 da Papa Francesco, si è fatto notare per i numerosi libri scritti, gli articoli per il quotidiano “il manifesto” e per le tante battaglie e manifestazioni organizzate contro la guerra del golfo e per la pace in ex Jugoslavia.

Qui di seguito le più belle e famose frasi di Don Tonino Bello che ci aiuteranno a non dimenticarne il profondo messaggio. Eccole!

Aforismi, citazioni e frasi di Don Tonino Bello

Donaci, Signore, la forza di frantumare tutte le tombe in cui la prepotenza, l’ingiustizia, l’egoismo, il peccato, la solitudine, la malattia, il tradimento, la miseria, l’indifferenza hanno murato gli uomini vivi.

Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te! Ma non basta saper volare con Te, Signore tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il mio fratello e di aiutarlo a volare.

Ognuno di noi è un angelo con una sola ala. Non possiamo volare se non abbracciati all’altro.

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Salvami dalla presunzione di sapere tutto. Dall’arroganza di chi non ammette dubbi. Dalla durezza di chi non tollera ritardi. Dal rigore di chi non perdona debolezze. Dall’ipocrisia di salva i principi e uccide le persone.

Dio ti dà quello che non hai: il coraggio di sognare.

La vera tristezza non è quando ti ritiri a casa la sera e non sei atteso da nessuno, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita.

Se davvero riscoprissimo il profondo della vita interiore, usciremmo ben presto tutti, da una parte dall’assurdo di questa vita che ci sfianca con il suo efficientismo e, dall’altra, dalla ricerca rarefatta di un Dio senza mondo, altrettanto pericolosa di un mondo senza Dio.

Il nostro compito storico è di saper stare insieme a tavola. Non basta mangiare: pace vuol dire mangiare con gli altri.

Ricordiamoci che delle nostre parole dobbiamo rendere conto agli uomini. Ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto a Dio.

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Se smaniate per diventare ricchi, se smaniate per le carriere rampanti, per scavalcare gli altri nel fare strada, se smaniate per avere il doppio, il triplo stipendio, usciamo da questa Chiesa! Se in casa vostra permettete che vadano avanti la logica dell’accumulo, del lusso, dello spreco, della mentalità borghese, del prendersi una, due, tre o quattro macchine, usciamo da questa chiesa!

Stare con gli ultimi significa lasciarsi coinvolgere dalla loro vita. Prendere la polvere sollevata dai loro passi. Guardare le cose dalla loro parte.

Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano.

Sii un uomo liberato. Non solo un uomo libero, che dà il tempo libero agli altri. Sii un liberatore, che libera gli altri dalle angosce.

Purtroppo, in questo nostro mondo, dove cinquanta milioni di persone muoiono ogni anno per fame, il pane, da segno di comunione, si è trasformato in simbolo di scomunica, ed è divenuto il discrimine sul cui filo passa la logica della guerra.

Non dobbiamo aver paura che su dieci persone che bussano alla porta, una sola ha veramente bisogno. È meglio aiutare tutte e dieci, piuttosto che mandar via a mani vuote l’unica bisognosa.

Quando vi rivolgete a Maria nella vostra preghiera, chiedetele che vi dia anche tanta capacità di sogno, non chiedete solo cose terra terra. Chiediamo alla Vergine che ci dia le calde utopie che riscaldano il mondo.

Cambiare è possibile, per tutti e sempre.

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Questo è forse il sacrilegio più grave della nostra civiltà. La distruzione del tempo, della fantasia, della bellezza, dell’arte. Abbiamo creduto che per fare un tavolo sia sufficiente il legno! […] Ma non abbiamo più il coraggio di concludere che per fare un tavolo ci vuole un fiore, e lo lasciamo dire solo ai poeti!

Ricordate: anche quando ci saranno tempeste nella vita, quando sarete delusi, quando un amico o la ragazza che avete incontrato vi abbandonerà, quando una tempesta di scetticismo si abbatterà sul vostro operato, ricordatevi che tutti possono lasciare la vostra mano, ma Lui no.

Dividete le vostre ricchezze, fatene parte a coloro che non ne hanno, ai diseredati della vita. Non solo a coloro che non hanno denaro, ma anche a coloro che hanno il portafoglio gonfio e il cuore vuoto! E a coloro che non hanno salute, che sono esauriti, stanchi, che non ce la fanno più.

L’amore è sempre santo, perché le sue vampe partono dall’unico incendio di Dio.

Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi. Uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio. Soffrire per far cadere le squame dell’egoismo. Togliersi di mezzo quando si rischia di compromettere la pace di una casa. Desiderare la felicità dell’altro. Rispettare il suo destino. E scomparire, quando ci si accorge di turbare la sua missione.

Coraggio! Dio non fa graduatorie. Non sempre si lascia incantare da chi sa parlare meglio. Non sempre, rispetto ai sospiri dignitosi del povero, dà la precedenza al canto gregoriano che risuona nelle chiese. Né sempre si fa sedurre dal profumo dell’incenso, più di quanto non si accorga del tanfo che sale dai sotterranei della storia.

I poveri sono il luogo teologico dove Dio si manifesta e il roveto ardente e inconsumabile da cui Egli ci parla.

Santa Maria, donna elegante, liberaci da quello spirito rozzo che ci portiamo dentro, nonostante i vestiti raffinati che ci portiamo addosso, e che esplode tante volte in termini di violenza verbale nei confronti del prossimo.

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me.

Ragazzi, io vi auguro che lo Spirito Santo vi metta un’inquietudine tale davanti alle cose che non sono buone, che non sono oneste, che non sono giuste, che non sono pulite, vi metta una inquietudine tale che voi abbiate a levare la voce ogni volta che il corpo del Signore non viene riconosciuto nel volto dei fratelli.

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