Frasi di Ezio Bosso: le 25 più belle ed emozionanti (con immagini)

Frasi di Ezio Bosso

Ezio Bosso è stato uno dei pianisti, compositori e direttori d’orchestra italiani più amati e apprezzati degli ultimi decenni.

Nella sua carriera si è esibito nei principali teatri di tutto il mondo, composto colonne sonore per il cinema e ricevuto numerosi riconoscimenti. Un grande talento fermato purtroppo a soli 48 anni da una malattia neurodegenerativa che negli ultimi anni gli impedì di suonare, ma non di essere un grande esempio di vita per tutti noi.

Ecco quindi la nostra selezione delle più belle e famose frasi di Ezio Bosso sulla vita, la felicità, il sorriso, la malattia l’amore e la musica. Scoprile subito!

Aforismi, citazioni e frasi di Ezio Bosso

Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono.

La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare.

Frasi musica insegna ascoltare Bosso

Io credo nel giusto tempo. Anche nell’accettare quel tempo.

Non ti so dire se sono felice, ma posso dirti che tengo stretti i momenti di felicità.

Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un’opportunità.

Frasi problema opportunità Bosso

La musica è una fortuna ed è la nostra vera terapia.

La malattia non è la mia identità, è più una questione estetica. Ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto “evaporo”. Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c’è, c’è. E il passato va lasciato a qualcun altro.

La musica sta nel silenzio. La musica si basa su quelle piccolissime pause che creano quella tensione, l’attesa. Quando ti innamori si dice sempre “come volare”. E là io sto volando, che è meglio di camminare.

La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme.

I sorrisi avvicinano più dei passi e aprono più porte delle chiavi.

Frasi sorrisi avvicinano Bosso

La morte non esiste, è una parte della vita.

Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo.

La musica ci cambia la vita e ci salva. Le persone che vengono ospiti da me, entrano da personaggi e escono da persone. La bacchetta mi aiuta a mascherare il dolore e non è una cosa da poco.

Se uno ha bisogno è con le porte aperte che ci sia aiuta, non con le porte chiuse.

Non studiamo per essere i migliori, ma per migliorare.

Frasi studiamo migliori migliorare Bosso

La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi.

Scrivo perché interpreto, interpreto perché scrivo. E affronto la mia musica come se non fosse mia. Affronto come interprete il compositore.

La musica non è una gara. La competizione ha la radice “cum” che in latino vuol dire insieme e non contro.

La vita è fatta di gesti. L’incontrarsi è un gesto, aprire la porta è un gesto, questo è un gesto enorme perché anche dare fiducia è un gesto.

Quando mi accorgo che inizio a ripetere troppo spesso qualcosa, anche senza valore, non riesco più a dirlo, perché credo davvero nelle mie parole. Per me la musica deve essere sempre davanti: io sono un tramite, un interprete; che poi scriva la musica o la diriga non ha importanza, sempre un’interprete sono. Non si deve mai mettere la persona davanti alla musica, chi fa così – fosse anche per ingenuità – fa del male.

Io mi sento un uomo fortunato, è inutile negarlo. Lo sono, lo resto. Come fai a non sentirti fortunato quando incontri un sorriso, quando sorridi?

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Il musicista dovrebbe essere sempre umile, nel momento in cui crede di essere superiore agli altri ha smesso di essere un buon musicista.

La musica ci impone di studiare, per tutta la vita si possono riprendere gli stessi brani e imparare qualcosa di nuovo… La musica ha svelato aspetti di me stesso che non conoscevo. Lo stesso accade nell’ascolto, grazie al quale perdiamo un pezzo di noi per acquisire un pezzo degli altri. Penso che chi ascolta sia un musicista: io suono sempre con il pubblico. Suonare è un atto di generosità reciproco, uno spazio condiviso.

Vivere è una cosa pratica, a volte anche faticosa, non una favoletta, e per usare quella bacchetta, che sia magica o meno, bisogna fare tanta fatica. Una cosa la so per certo, a tutte le peggiori nefandezze che sono successe nel nostro Paese nei secoli l’arte è sopravvissuta, questo deve farci trovare la forza, e quel puntino di luce che si sprigiona all’apice della bacchetta ci può dare la forza per sopravvivere, o meglio, di vivere! Vivere sempre come pratica quotidiana, non come poesiola. Vivere è un impegno quotidiano, fare arte è un impegno quotidiano, fare musica è un impegno quotidiano.

Ciò che ho fatto, ciò che ho raggiunto e ottenuto, esiste grazie al famoso concetto dell’«essermelo guadagnato» in ogni piccolo passo e dall’indiscutibile fatto di essere un essere fortunato, anche se chi vede le ruote o il mio corpo tende per pregiudizio a non pensarlo. E soprattutto dall’ esigenza della musica nella mia vita. Dall’avere desiderato la musica da sempre, e forse oggi azzarderei anche di essere evidentemente stato desiderato da essa da sempre.

Da quando avevo 4 anni sono stato abituato a essere europeo, Noi che dedichiamo la nostra vita alla musica sin da piccoli frequentiamo germanoaustriaci come Beethoven, o francesi come Debussy, o tedeschi come Brahms e Mendelssohn. Vedete, non c’è un confine. La musica non è solo un linguaggio ma una trascendenza, che è ciò che ci porta oltre.

Il sogno è che un’orchestra mi dica: facciamo tutto Beethoven. Così finalmente dirigo il mio papà musicale. Se mi chiede cosa mi piacerebbe dirigere, torno all’infanzia: Beethoven, Má vlast di Smetana e Les préludes di Liszt. A 5 anni, ascoltandoli di nascosto, sognai di dirigere.

Nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Sì, perché la stanza è anche una poesia.

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