Frasi di Peppino Impastato: le 12 più belle per ricordarlo

Frasi di Peppino Impastato

Peppino Impastato, all’anagrafe Giuseppe, è stato un giornalista e conduttore radiofonico schierato apertamente contro la mafia e proprio per questo ucciso su commissione dal boss di Cosa Nostra Gaetano Badalamenti (da lui soprannominato “Tano Seduto”).

Attivista politico a fianco delle categorie più deboli, non ebbe mai paura di denunciare le attività dei mafiosi del suo paese, Cinisi, contro cui si candidò per le elezioni comunali del 1978. Purtroppo non arrivò mai a scoprire l’esito delle elezioni in quanto fu assassinato in piena campagna elettorale.

Qui di seguito la nostra selezione di frasi di Peppino Impastato che ci aiuteranno a non dimenticare l’importanza del suo sacrificio. Eccole!

Aforismi, citazioni e frasi di Peppino Impastato

La mafia è una montagna di merda.

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Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!

La mafia uccide, il silenzio pure.

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A Mafiopoli si coltiva un ortaggio speciale: il mafio: incrocio tra carciofo, pallone gonfiato e lupara.

Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

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Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Il comunismo non è oggetto di libera scelta intellettuale, né vocazione artistica: è una necessità materiale e psicologica.

A mafiopoli ci saranno due liste elettorali: una dei degenti cronici dei dc composti da dottori, medici, infermieri, ospedalieri in genere, e una di uccellacci e volanti, svolazzatori… La prima lista dei degenti-degenerati porterà come simbolo una croce rossa su una lupara. La lupara colpisce e ferisce, la croce rossa cura.

Ma a Mafiopoli è primavera, è primavera elettorale. Le margheritine abbondano, le rose sorridono, i fiori impazzano. Oh, che atmosfera! ma al di là della stagione, al di là della primavera ci sono gli uomini di tutte e per tutte le stagioni a Mafiopoli.

Siamo nei paraggi del maficipio di Mafiopoli, del municipio di Mafiopoli. È riunita la commissione edilizia. All’ordine del giorno: l’approvazione del progetto Z-11. Il grande capo Tano Seduto si aggira come uno sparviero nella piazza. La commissione è riunita, si aspetta il verdetto. Tutti i grandi capi delle grandi famiglie indiane, tutte qua. C’è Manu Cusuta, Cusuta Mano. C’è Quarara Calante, eccolo là con il suo bel pennacchio. Poi c’è anche l’esploratore e infine a presiedere questa seduta in tutta la sua maestosità… C’è il grande capo, i due grandi capi, Tano Seduto e Geronimo Stefanini, sindaco di Mafiopoli. I membri della commissione discutono, qualche divergenza, ma sono fondamentalmente d’accordo. Si stanno mettendo d’accordo nell’approvare il progetto Z-11. Qualche minuto, pochi minuti e verrà effettuato. Cosa verrà effettuato? Fratelli, la nostra riserva indiana ci è stata finalmente aggiudicata.

Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”. Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio. Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.
(Salvo Vitale su Radio Aut, all’indomani della morte del suo amico Peppino)

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