Le 50 più belle frasi sull’Italia e sugli Italiani

Frasi sull'Italia e sugli Italiani

L’Italia, così come gli italiani, è un paese ricco di contraddizioni amabile e colto, ma allo stesso tempo disordinato e indisciplinato. Non è facile definire chi siamo e cosa vogliamo, in quanto raramente uniti se non davanti a una partita di pallone.

Ma forse il bello dell’Italia e degli italiani è proprio questo: l’essere sempre un po’ imprevedibile e difficile da catalogare.

Vediamo quindi una selezione delle più belle frasi sull’Italia e sugli italiani che ci aiuteranno a capire meglio chi siamo e dove vogliamo andare. Eccole!

Aforismi, citazioni e frasi sull’Italia e sugli italiani

In Italia si punisce il peccato come se fosse un delitto, e si perdona il delitto come se fosse peccato.
(Gaetano Salvemini)

Gli italiani non si dividono in furbi e in fessi, sono nello stesso tempo tutti furbi e fessi.
(Indro Montanelli)

Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.
(Winston Churchill)

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Gli italiani quando sono in due si confidano segreti, tre fanno considerazioni filosofiche, quattro giocano a scopa, cinque a poker, sei parlano di calcio, sette fondano un partito del quale aspirano tutti segretamente alla presidenza, otto formano un coro di montagna.
(Paolo Villaggio)

Io paragono l’Italia con il resto dell’universo, come un magnifico quadro con un muro imbiancato a calce.
(Marija Konstantinovna Baškirceva)

Una buona parte degli italiani vivrebbe nel fascismo come dentro la propria pelle. Magari dentro a un fascismo meno coreografico, con meno riti, con meno parole: ma fascismo. Un regime che non dia la preoccupazione di pensare, di valutare, di scegliere.
(Leonardo Sciascia)

Gli italiani sono un popolo di sedentari. Chi fa carriera ottiene una poltrona.
(Gino Bartali)

Se il muro di Berlino fosse stato costruito dagli italiani, sarebbe caduto naturalmente.
(Roberto Benigni)

In Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, avevano 500 anni di pace e di democrazia. E cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù.
(Orson Welles)

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!
(Dante Alighieri)

Frasi Italia Dante

Noi italiani vorremmo fare la rivoluzione col permesso dei carabinieri.
(Leo Longanesi)

Italia, popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori.
(Benito Mussolini)

Gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico il loro retaggio; perché pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che riformare sé stesso.
(Massimo d’Azeglio)

Apri il mio cuore e vedrai inciso al suo interno, “Italia”.
(Robert Browning)

Non so chi ha detto: gli uomini non ricorrono alla verità, che quando sono a corto di bugie – gli italiani non sono mai a corto di bugie e così è che la verità non si vede in giro da nessunissima parte.
(Mario Sironi)

L’Italia è un Paese morto. Non ci sono punizioni per chi sbaglia. E non ci sono premi per chi merita.
(Piero Angela)

Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere.
(Aldo Moro)

Che luogo triste è l’Italia! Un paese piombato nel sonno, e senza alcuna prospettiva di risvegliarsi.
(Charles Dickens)

Gli italiani, se ci si mettono di picca, non muoiono neanche se li ammazzano.
(Giovannino Guareschi)

Frasi italiani Guareschi

E come si potrebbe non amare Italia? Io credo che ogni uomo abbia due patrie; l’una è la sua personale, più vicina, e l’altra: l’Italia.
(Henryk Sienkiewicz)

Cara Italia, perché giusto o sbagliato che sia questo è il mio paese con le sue grandi qualità ed i suoi grandi difetti.
(Enzo Biagi)

Forse uno dei guai dell’Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida ‘forza Roma’ allude solo ad una squadra di calcio.
(Indro Montanelli)

È dall’Italia, che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari.
(Filippo Tommaso Marinetti)

Già per troppo tempo l’Italia e stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
(Filippo Tommaso Marinetti)

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
(Pier Paolo Pasolini)

Ho vissuto a Milano una esperienza che mi ha confermato l’idea che il nostro popolo è capace delle più grandi cose quando lo anima il soffio della libertà e del socialismo.
(Sandro Pertini)

Gli italiani sono un popolo di credenti: a tutto.
(Gianni Boncompagni)

E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade.
(Oriana Fallaci)

Frasi Italia Fallaci

I francesi sono degli Italiani di cattivo umore. Gli italiani, all’opposto, sono dei Francesi di buon umore.
(Jean Cocteau)

Il nostro paese è un paese pieno di talenti senza carriere e di carriere senza talenti.
(Gianfranco Funari)

Italia – magnifico paese! Per te l’anima geme e si strugge…
(Nikolaj Vasil’evič Gogol’)

In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.
(Ennio Flaiano)

L’espresso sta all’Italia, come lo champagne sta alla Francia.
(Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord)

L’Italia sta in piedi perché non sa da che parte cadere.
(Roberto Gervaso)

Aveva notato che quando due italiani si trovano allo stesso tavolo, avevano la gran voglia di lasciarlo per non sentire più l’altro.
(Italo Svevo)

È stato il prete che ha avuto il merito di educare gli italiani all’umiliazione ed al servilismo. Mentre lui si faceva baciare la pantofola dagli imperatori, chiedeva agli altri di esercitare l’umiltà cristiana.
(Giuseppe Garibaldi)

Qui non c’è nulla: né destra né sinistra. Qui si vive alla giornata, fra l’acqua santa e l’acqua minerale.
(Leo Longanesi)

Se tutti gli italiani pagassero le tasse saremmo fritti: non ci resterebbe più nulla in cui sperare.
(Altan)

L’Italia è piena di attori, cinquanta milioni di attori, e quasi tutti bravi. I pochi cattivi si trovano sui palcoscenici e nei cinema.
(Orson Welles)

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
(Articolo 1 della Costituzione Italiana)

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L’umiltà è una virtù stupenda. Il guaio è che molti italiani la esercitano nella dichiarazione dei redditi.
(Giulio Andreotti)

L’italiano è un popolo straordinario. Mi piacerebbe tanto che fosse un popolo normale.
(Altan)

Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori.
(Ennio Flaiano)

Governare gli italiani non è difficile, ma inutile.
(Benito Mussolini)

Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani.
(Massimo d’Azeglio)

Noi siamo il cuore d’Europa, ed il cuore non sarà mai né il braccio né la testa: ecco la nostra grandezza e la nostra miseria.
(Leo Longanesi)

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
(Cesare Pavese)

Piangi, che ben hai donde, Italia mia.
(Giacomo Leopardi)

Gli italiani hanno solo due cose per la testa: l’altra sono gli spaghetti.
(Catherine Deneuve)

Bisogna essere degni del popolo italiano. Non è degno del popolo italiano colui che compie atti di disonestà. I corrotti ed i disonesti sono indegni di appartenere al popolo italiano, e devono essere colpiti senza alcuna considerazione.
(Sandro Pertini)

L’Italia? Un paradiso abitato da diavoli.
(Henry Wotton)

Ora che l’Italia è fatta, bisognerebbe unificare le cucine italiane.
(Federico De Roberto)

Gli italiani lo fanno meglio.
(Madonna)

L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incoltura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
(Pier Paolo Pasolini)

La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia.
(Leo Longanesi)

L’Italia è un’espressione geografica.
(Klemens von Metternich)

L’italiano è sicuro di sé perché è irrequieto ed esaltabile, e facilmente si dimentica di se stesso e degli altri.
(Lev Tolstoj)

O d’ogni vizio fetida sentina, dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa ch’ora di questa gente, ora di quella che già serva ti fu, sei fatta ancella?
(Ludovico Ariosto)

Voglio farti ubriacare e tirarti fuori il fegato e metterti un buon fegato italiano e farti ritornare un uomo.
(Ernest Hemingway)

Qui è tutto ammirevole, fatta eccezione per il clima morale che fa rammentare di non considerare tutto questo il paradiso.
(Madame de Staël)

Gl’italiani hanno piuttosto usanze e abitudini che costumi. Poche usanze e abitudini hanno che si possano dir nazionali, ma queste poche, e l’altre assai più numerose che si possono e debbono dir provinciali e municipali, sono seguite piuttosto per sola assuefazione che per ispirito alcuno o nazionale o provinciale.
(Giacomo Leopardi)

L’Italia: una basilica che diventa una casa popolare.
(Leo Longanesi)

L’Italia – direbbe il loro e mio Shakespeare – è una rosa troppo bella, troppo profumata, per non accogliere nel suo grembo il verme più ripugnante.
(Umberto Saba)

L’Italia è come un carciofo che bisogna mangiare foglia per foglia.
(Carlo Emanuele I di Savoia)

La nostra patria è vile.
(Giosuè Carducci)

L’italiano non lavora, fatica.
(Leo Longanesi)

“Credere, obbedire, combattere”: lo slogan imposto a un popolo che non crede in niente, non sa obbedire, e non vuol combattere.
(Roberto Gervaso)

Gratta un italiano, e troverai un trombone pronto a intonarsi a qualunque fanfara purché faccia molto rumore.
(Paul Valéry)

Provo un incanto, in questo paese di cui non mi posso rendere conto: è come nell’amore; e tuttavia non sono innamorato di nessuno.
(Stendhal)

L’italiano: totalitario in cucina, democratico in Parlamento, cattolico a letto, comunista in fabbrica.
(Leo Longanesi)

Italiani. Tutti musicisti, traditori.
(Gustave Flaubert)

L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.
(Pier Paolo Pasolini)

L’Eldorado è sulla terra. Con l’Italia si vive come con un’amante, oggi in furibondo litigio, domani in adorazione.
(Arthur Schopenhauer)

Questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti, di cognati…
(Ennio Flaiano)

Gli italiani sono cattolici e laici, ma anche ai più laici piace la benedizione del papa. Non si sa mai.
(Giorgio Gaber)

Alla mia nazione
(Pier Paolo Pasolini)
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

All’Italia
(Giacomo Leopardi)
O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica,
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’Itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui,
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L’antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose,
O tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose!
Io credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprìr le invitte schiere
De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l’etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch’offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch’al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Nell’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?
Come sì lieta, o figli,
L’ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro, e l’onda morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
Ve’ come infusi e tinti
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.

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