Proverbi Romani e Romaneschi: i 50 più famosi e divertenti (con traduzione)

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Proverbi Romani e Romaneschi: i 50 più famosi e divertenti (con traduzione)

Roma è la capitale del nostro Stato, e oltre ad avere il primato di città più popolosa e più grande d’Italia, è celebre anche per custodire uno dei dialetti più espressivi e divertenti che esistono.

Questa città dalla storia millenaria ha attraverso periodi di grande sfarzo così come momenti più difficili. Tra le sue antiche mura sono nate le fondamenta della nostra civiltà, nonché una gran quantità di proverbi romani che sono appunto frutto di questo lungo e intricato succedersi di avvenimenti.

Qui di seguito abbiamo selezionato i proverbi romani più famosi e divertenti che presentano un bell’estratto di saggezza popolare dalle radici molto profonde. Scoprili subito!

Detti, massime e proverbi romani e romaneschi

  • A Roma Iddio nun è trino, ma quattrino.
    A Roma il Dio non è la trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo), ma i soldi.
  • A chi tocca nun se ‘ngrugna.
    A chi tocca, tocca. Non serve prendersela.
  • Omo de panza, omo de sostanza.
    Uomo robusto, uomo forte [La pancia è vista come simbolo di buona salute].
  • Quello che nun strozza ‘ngrassa.
    Ciò che non uccide, rende più forte.
  • Tutte le strade porteno a Roma.
    Tutte le strade portano a Roma [Roma è al centro di tutto].
  • Se stava mejo quanno se stava peggio.
    Si stava meglio quando si stava peggio [Le novità non sempre portano ad un miglioramento].
  • Si Roma c’avesse er porto Napoli sarebbe ‘n orto.
    Se a Roma ci fosse il porto, Napoli non esisterebbe.
  • Mejo faccia tosta, che panza moscia.
    Meglio fare la faccia tosta che avere la pancia vuota.
  • Er core nun se sbaja.
    Il cuore non si sbaglia.
  • Pe’ cconsolasse abbasta guardasse addietro.
    Per consolarsi basta guardare chi sta paggio di noi.
  • Su li gusti nun ce se sputa.
    I gusti non si discutono.
  • Male nun fa, paura nun avé.
    Chi non fa del male non ha nulla da temere.
  • Roma è santa, ma er su popolo boja.
    Roma è una città santa, ma non il suo popolo.
  • In sta vale de lacrime, quarcuno ce piagne bene.
    In questa valle di lacrime, qualcuno ci piange bene [C’è chi trae beneficio anche dalle cose più brutte].
  • Mejo esse’ amato che ttemuto.
    È meglio essere amati che temuti.
  • Ogni maravija dura tre giorni.
    Ogni meraviglia dura tre giorni [Dopo un po’ anche le cose più belle stancano].
  • Acqua passata nun macina più.
    Le cose passate non tornano indietro.
  • Morto ‘n papa se ne fa un antro.
    Morto un Papa se ne fa un altro [Nessuno è indispensabile].
  • Troppi galli a cantà, nun se fa mai giorno.
    Quando parlano in troppo, non si passa mai i fatti.
  • Piove o nun piove er Papa magna.
    Qualsiasi cosa accada, chi sta bene se la cava.
  • Li mejo bocconi sò der coco.
    I bocconi migliori sono del cuoco.
  • Cor contento, lingua ar vento.
    Spesso quando si è di buon umore si parla troppo.
  • Er più pulito cià ‘a rogna.
    Siamo tutti dei peccatori.
  • Er monno è ffatto a scarpette, chi se le caccia e chi se le mette.
    Il mondo è come le scarpe, chi le toglie e chi le calza [La ruota della fortuna gira].
  • Quanno te dice male mozzicheno pure ‘e pecore.
    Quando le cose vanno male anche le pecore mordono.
  • Quanno er diavolo te lecca è sségno che vvo’ l’anima.
    Quanto il diavolo ti accarezza è segno che vuole l’anima [Mai fidarsi di chi è troppo gentile].
  • Chi tte fa più de mamma, o tte finge o tt’inganna.
    Chi fa più di tua madre, o finge o ti frega.
  • Vedé e nun toccà è ‘na cosa da crepà.
    Vedere e non toccare è un po’ come crepare.
  • ‘Ndove c’è gusto nun c’è perdenza.
    Dove c’è piacere non si ha che da guadagnarci.
  • Er pane de casa stufa.
    Il pane di casa stanca [Le abitudini annoiano].
  • Voi fatte ama’? Fatte sospirà.
    Se vuoi farti amare, fatti desiderare.
  • Nun se buggera er cantaro.
    Non si truffa l’imbroglione.
  • Mejo dolor de bborsa che ddolor dde core.
    È meglio avere problemi di soldi che d’amore.
  • La donna è come la castagna: bella de fora e drento la magagna.
    La donna è come la castagna: bella di fuori, ma con con dei difetti dentro.
  • Piscia a lletto e ddice ch’ha ssudato.
    Fare la pipì a letto e dire che è sudore.
  • Sacco voto nun s’aregge dritto.
    Sacco vuoto non rimane in piedi [Il contenuto è importante].
  • Panza piena, nun pensa a panza vota.
    Il sazio non crede al digiuno.
  • Accosta er pane ar dente che la fame s’arisente.
    L’appetito vien mangiando.
  • Chi sparte c’ha la mejo parte.
    Chi divide si prende la parte migliore.
  • Li parenti der Papa, deventeno presto cardinali.
    I parenti del Papa diventano presto cardinali.
  • Er bisogno fa ffa’ dde tutto.
    Il bisogno fa fare ogni cosa.
  • Se er vino nu lo reggi, l’uva magnatela a chicchi.
    Non fare ciò che non puoi permetterti.
  • Er monno l’aregge Iddio, la croce l’areggo io.
    Il mondo lo regge Dio, la croce la porto io.
  • Chi nun lavora va in malora, ma chi lavora pure ce va, dunque è mejo nun lavorà.
    Chi non lavora va in malora, ma ci va anche chi lavora, quindi meglio non lavorare.
  • Sparagna, sparagna, arriva er gatto e se lo magna.
    Risparmia, risparmia che arriva il gatto e se lo mangia.
  • Sinistra e destra è tutta ‘na minestra.
    Sinistra e destra sono la stessa cosa.
  • Daje e daje pure li piccioni se fanno quaie.
    Prova e riprova anche i piccioni possono diventare quaglie [Mai arrendersi].
  • Chi intigna, se la sbigna, chi scommette ciarimette.
    Chi si ostina la spunta, chi scommette ci rimette.
  • Er gobbo vede la gobba dell’antri gobbi, ma nun riesce a trovasse la sua.
    Vediamo i difetti degli altri, ma non i nostri.
  • Chi a Roma vvò gode s’ha da ffa frate.
    Chi si vuole divertire a Roma deve farsi prete.

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